tutto ciò che vedrete scritto è stato elaborato in uno stato di tempesta (anche ormonale alla bisogna) ed ubriachezza molesta. esta esta esta.
Gloria Gaynor, I am what I am
Il cacciatore, tutti insieme per l'ultima volta prima del Vietnam ad una festa. Sottofondo 'Can't take my eyes off of you'
Nikita. Lei che impara a truccarsi
Il grande Lebowsky: spargimento delle ceneri di Frankie controvento, tutte sulla faccia degli amici
Apocalypse Now: Kurtz-Brando che si confessa nella penombra
Ieri, Oggi, Domani. La Loren che esce da una terrazza romana in accappatoio, intonando 'la partita di pallone' di rita pavone.
Di consigli sul non perdersi questo film in giro ce n'è a bizzeffe, quindi farò a meno di ribadire il concetto. La storia di un vita perfetta interrotta da uno scazzo colossale che ti porta a lasciare tutti i tuoi soldi e la tua vita e puntare alla verità, interrompere il circolo vizioso delle cose e scivolare sul kayak ovunque. Al Nord, un Nord mitico, che poi diventa l'Alaska con le vallate innevate e le braccia tese al cielo. La ricerca di spirito "La felicità non è soltanto nei rapporti umani, Dio l'ha disseminata ovunque" però alla fine "La vera felicità è quella condivisa". Mi sembra di vederci una contraddizione. La fotografia è eccezionale. E la colonna sonora di Eddie Vedder permette al film più di una strizzatina d'occhio a Easy Rider, se già non ci fosse, come atmosfere e sensazioni. Wow Wow Wow. Va bene lo dico, se non l'avete già visto, approfittatelo.
"Così va il mondo
Non puoi mai sapere
Dove mettere tutta la tua fede
E dove ti porterà
Mi solleverò
Bruciando dei buchi neri nei ricordi bui
Mi solleverò
Trasformando gli errori in oro
Così passa il tempo
Troppo veloce da domare
Improvvisamente ingoiato dai segni
Ma guarda un po'
Mi solleverò
Troverò la mia direzione magneticamente
Mi solleverò
Giocherò il mio asso nella manica"
AAAAAtenti!
....riposo.
e l'attesa trepidante.
Niente, le comparse storiche meriterebbero un capitolo tutto loro...
Ho bisogno di tirare un po’ le somme di questo tempo. Ci sono giorni che lo trovo seduto al posto vuoto davanti a me. E’ abbastanza strano constatare quante volte l’ho rimbrottato che non sopportavo mi si fissasse mangiare, e tra l’involontarietà e il proposito si divertiva a esasperarmi finché mi faceva scattare via da tavola incazzata. Adesso invece mi ritrovo a sperare che è là, anche un minuto solo. Talvolta mi giro tra le mani i cd che gli avevo regalato, una Emi Classica, la Lucia di Lammermoor di von Karajan, Callas e Di Stefano. Verranno a te sull’aure i miei sospiri ardenti, udrai nel mar che mormora l’eco dei miei lamenti…Il cd disse che non gli garbava. Meglio la Caballé dei Puritani che aveva trovato con un giornale. L’avrei strozzato. Ora mentre immagino il suo ghigno di trionfo da qualche angolo della mia stanza, Montserrat gira nel mio stereo, e sembra uno di quegli uccellini che richiama un compagno senza sapere che è perduto, che non c’è più. Quei cd non li ho ripresi indietro. Il barattolo di Noxzema gialla ha cominciato a rantolare, la schiuma è quasi finita, e un po’ ho tremato all’idea che anche questa sua ultima propaggine si seccherà.
Ma la mattina mi sveglio e nel vialetto assolato, infilate nella mini, ci sono le sue gambe che vanno a scrivere cose. Mi annodo le sue cravatte quando sono sola in stanza, quelle optical da ragazzo, quelle regimental degli ultimi tempi, e gioco a fare l'uomo semplice. E di tanto in tanto, quando la ferita lo consente, a telefono sono libera di fargli il verso col familiare di turno, con chi capisce l'innocente malinconia del gesto. Lo sapevo talmente bene che andavo e tuttora vado a ruota libera, anche tra me e me, quando lavo i piatti, come quando ci si canta una canzone per rompere il silenzio, l’unica volta in cui parlo il mio vero dialetto. A casa schiantavano, lui faticava ad ammettere che nonostante il reato di lesa maestà l’imitazione era bella. Quindi me le mandava, però si vergognava del fatto che come a tutti noi poveri umani, anche a lui scappava da ridere. Quando si vergognava di ridere, mio padre era bellissimo.
Sono stata felice di condividere il "mio" Kubla Khan con loro.
Mi emoziona sempre parlarne, prima di ogni cosa. Mi emoziona il suo inizio da fiaba, quel colpo di scalpello che arriva dritto alla sostanza di quello che sognavo da bambina. E' un inno a quella poesia che non potrà mai essere scritta, irrimediabilmente perduta, ma che c'è ancora, anche se in silenzio. E l'esperienza di Kubla si mescola alle mie passeggiate per Bologna, una città così disinteressata nel farsi cogliere in ogni momento distesa, gioviale, accesa in ogni vicolo, praticamente bellissima. Adoro Bologna, amore a prima vista. Gente nuova che entra nel circolo delle mie cose. Tornando a casa passo dall'aeroporto, e ho in mano la ballata del vecchio marinaio. Me l'ha suggerita la brezza sulle panchine della stazione. Il passo che mi trovo a leggere è quello in cui il marinaio benedice i mostri marini, e ritrova se stesso, dopo la burrasca. Vedo tutte quelle architetture immense, che sanno di ovunque e di altrove, di un contatto immaginario con il poi. E mi sento felice.
Lo schermo ultrapiatto ha fatto della mensa una taverna, mi dice il Primis. Lui e il Conte si sono piazzati nell’angolo più sfigato per vedere. Ma la lealtà agli amici, prima che all’Italia, e allora rinuncio alla mia supervisuale da Fantozzi in vestagliona e familiare di Peroni, e me ne vado con la mia pizza in mezzo a loro. Calcio d’inizio, vai. Di solito le fasi iniziali, per come conosco l’Italia, sono un preliminare infinito, niente, mi disinteresso volentieri, anche perché sono presa più dal dramma di una pizza intagliabile, che mette a dura prova tutte le scuole di pensiero che ripasso mentalmente, ogni volta che una tecnica non dà frutto. ‘Si comincia dal centro…..’ se se. Si comincia dalla difesa. Che fa cagare, tra l’altro. ‘Troppo facile dirlo ora, sarà retorica ma la mancanza di Cannavaro si fa sentire.’dico. ‘Gli Olandesi, con questi nomi guerrieri…’ Niente, il Conte è sempre di un altro livello. Si sarà alzato quattro volte in un quarto d’ora. ‘Conte, cosa cazzo ti deambuli?’. Niente, non ti risponde, si fa paonazzo. Meraviglioso.
‘Eccola…’ cazzo, il Primis si è scosso, fermi tutti.
‘Eccola che?’
‘Quella con la maglia viola…l’hanno eletta la più figa delle spagnole Erasmus’
‘Quella là? E chi l’ha eletta? Un arteriosclerotico.’
Da un covone di capelli biondi, di spalle di tre quarti, spunta un naso, che, ragazzi, i meccanici della ferrari, mossi a pietà, devono averle dato un alettone non regolamentare quando l’hanno vista piangere ai cancelli, perché Dio s’era dimenticato di farle un paio di narici.
‘Però dai non è brutta, ricorda Celia Blanco, non la conosci?’
‘Celia Blanco non la conosco, però so come è fatto un cesso. Ma perché sarebbe figa?’
‘Beh tra le spagnole pare che sia la più bella’
‘E se questa è la più bella, figuriamoci….’
‘Figuriamoci la più brutta…’ prosegue Primis. Niente, viste le mie vaghe origini femminili, mi deve essere rimasto quel filo di dispotico che costringe il maschio a piegare la testa e ammettere cose che assolutamente non pensa.
No…si volta, si volta, vuole raccogliere sbavo in stereofonia. Sorride al Conte, sorride a Primis. E poi non sorride più: ha trovato la donna. Altro che duetto di sguardi tra Gennaringhio e l’arbitro svedese, che pure, devo dire, quel ragazzo da quando l’ho fatto sverminare mi ha dato solo soddisfazioni. E’ dir poco. Un incrociatore battente bandiera goliardica punta a 10,000 nodi al secondo contro il rostro rompighiaccio della tizia, e con il linguaggio marinaresco delle bandierine gli compone il seguente messaggio: ‘Ti piscio in testa quando mi va’.
Gol. No, di già. Donadoni lo facevo meno ansioso di scoprire le sue tecniche chiappe in mondovisione. Van Nistelroy, fa quei tiri ignoranti che però, quando non salgono a grattare il culo a un satellite, sono gol. Ah ah, aspe’ fuorigioco. Eh si. Ah ah crepa Olanda. Ma l’incavo del mio braccio si accende per niente, il palmo rimane a mezzaria. Gol valido, gesto dell’ombrello rimandato. Rimandato a quando Buffon smanaccia la palla via, per lo meno completato prima di vederla dentro comunque. E sono due. Per lo meno, se si cercava conferme. Il Conte si congeda, non so quanto consapevole del fatto che il suo sarcasmo incompreso di applaudire ogni rete esclamando ‘Bravi! Bravi!’ a lungo andare avrebbe innescato un revival delle risse che ha sfiorato nei giorni migliori davanti al Teatro dei Rozzi. Almeno un paio di vicini li vedevo disposti. Il tre arriva a premiare la mia resistenza stoica e solitaria al tavolo, Conte via, Primis fuori, Del Piero dentro. E pure mezza taverna ancora dentro, animata dalla speranza, ci si può godere altri caga-Toni, non poniamo limiti alla sprovvidenza. Toni, pure quello di xfactor te la metteva dentro. Ma fortuna che lo svedese zufola secco e pone fine allo strazio. Mi alzo, accompagno
fuori la sigaretta a fumare, imbocco la via di casa.
*titolo ottenuto per gentile concessione da un extracomunitario, venditore di calzini, in un ristorante di Bologna.
Mi tocca parlare di quei ragazzuoli degli Yes, Express! che tanto paventavano eppur attendevano recensioni, avevo ventilato la promessa di scriverne una, in uno dei loro ultimi concerti, e fu così che mi sono incravattata alla grande. Frementi, trattenendo l’attesa con al stessa disinvoltura con la quale un 80nne trattiene l’urina, i baldi giuovini, nella persona di uno di loro, che mi auguro con tutto il cuore non sia il ben noto frontman Vaito, si sono insinuati anche con un commento su youtube sul video qui riportato. “Linguaccia spacca”. Sé sé. Il culo. Gli Y,E! hanno questa grande qualità: loro sono già praticamente a the gods of metal. Pogano ballettano, durante il pezzo Vaito scende giù a raccogliere onori e magari se va di lusso anche toccatine e strizzate da racchiette che contano sulla luminaria bassa per farsi animose, e lo fa con una sicumera che quasi quasi ti dispiace non ci sia ancora un’arena tutta per lui, piena di fiere, di diocleziana memoria. Se poi capita che qualche disgraziato ricordi loro che quello è il mercatino della contrada, non gli credono, e magari rischi che prendano pure un coccolone e tocca farli allontanare in barella. Imperdibili i siparietti in lingua inglese, ma cazzo siamo ai mercati dell’istrice, mica a Glasto, si si, si si, vaglielo a dire. Vaito e il chitarrico Giacomo vanno avanti a ritmo di botta e risposta, basculando l’uno verso l’altro, come facevo fare ai cartonati degli uccelli che usavo a sette anni per giocare al role play in inglese. Uno verde uno blu, si chiamavano Peter e Paul. Ma Vaito mi ricorda qualcuno, portasse occhiali mi butterei in terra, praticamente è Mr. Brown. Che dire, loro sono così. Mi divertono. Ti dicono che sono già dei grandi, nel loro piccolo piccolo palchetto. Non è questione di apprezzare il genere o no, è “l’atteggiamento del vaffanculo” che nessuno ti insegna, loro ce l’hanno. E Vaito scende dal palco, e recupera gli occhiali. Mi butto in terra. .Nel myspace dicono che vorrebbero essere i red hot chili peppers, in definitiva una banda di tardoni raggrinziti peggio del Ciripiripì succitato, che deve ringraziare l’idea di un calzino a coprire le vergogne per vendere dischi. L’importante è porsi obiettivi ambiziosi, e fanculo se il mantra dei tempi è essere se stessi. I reality sì che diffondono morbi inestirpabili. Loro fossero i RHCP, che culo, oddio, magari, che bello sarebbe, non si starebbe nella pelle, figuriamoci nel calzino. Ma lascio al video il resto della storia.
Non mi libero dalla sindrome motociclistica innescata da quel topastro vintage di Peter Fonda. E nel tempo trascorso a tentare di rammentare inutilmente il nome degli Steppenwolf, il pezzo l'ho indicato convenzionalmente come proprietà dei Ribbentropp. Sono messa male, lo so. Ma il video è ancora peggio. Non illudetevi, non ha la pretesa di rievocare i fasti dell'improvvisata poesia oscena sulla nutella, scomparsa da youtube per essere innalzata alle glorie della rarità, pezzo introvabile. Ma aiuta a realizzare l'entità dello sfacelo, della psoriasi mentale della quale sono vittima. E come sempre, prima di avvisarvi che la voce fuoricampo appartiene a una special guest star, 'il nano del telefilm Fantasilandia, di cui ero accanita fan da quando mi rifiutai di andare all'asilo, perché lo trasmettevano di mattina, insieme all'uomo tigre', vi dico enjoy.
per adesso, sull'onda dell'esaltazione per una compressione dei filmati in versione prova, pubblico un assaggino del live ai mercati dell'istrice, coi vandemars. titolo 'my cage'. chiedo venia per l'effetto basculante degli inizi, ma onde evitare effetti di disturbo non avevo poi molta scelta.
beh, direi che è stato più che buono...un po' di testimonianze fotografiche che ho raccolto cammin facendo...